Partiamo dal “quotidiano”, dal rapporto più normale che il cittadino ha con il Comune, per pratiche semplici o complesse, un certificato, un pagamento, una licenza. Le cose non funzionano, c’è un diffuso e crescente malcontento (lentezza, mancanza di risposte, ecc.). Basterebbe citare un dato emblematico: un orario al pubblico di 11,5 ore settimanali; è un’indecenza; e il peggio è che a giustificare tale andazzo si invoca il fatto che così “gli uffici lavorano meglio e danno un miglior servizio”.
E’ davvero una grossa sciocchezza e la dice lunga sul concetto stesso che i nostri amministratori hanno del Comune. Il Comune è al servizio dei cittadini; se qualcosa non funziona si intervenga, ci si organizzi, ma non si possono far pagare limiti e disorganizzazioni al cittadino! Questa è una situazione davvero da invertire. C’è da intervenire subito su due fronti almeno:
- quello dell’ efficienza e della trasparenza: innanzitutto mettendo fine alla confusione che regna sovrana tra ruoli politici, che spettano agli amministratori, e ruoli gestionali, che spettano ai funzionari responsabili dei servizi; in questo campo c’è bisogno davvero di una “rivoluzione” e finalmente di rispettare la legge. Si deve poi lavorare per: 1) la riorganizzazione di alcuni uffici; 2) una regolamentazione dei diritti dei cittadini (risposte certe e in tempi precisi); 3) la creazione di sportelli informatici e di un Ufficio relazioni con il pubblico; 4) revisione-aggionamento degli strumenti di partecipazione (referendum, assemblee, consulte, sondaggi…); 5) modalità regolari di comunicazione-partecipazione a scadenza fissa e per tutte le scelte impegnative (consulte frazionali; consulta degli stranieri; consulta dei giovani, delle associazioni); 1) Bollettino comunale non “propagandistico” ma informativo; 2) utilizzo esteso e convinto di tutti gli strumenti e i canali informatici